Prevenzione

Spesso si divide la prevenzione tra prevenzione di carattere «universale» (rivolta a ragazzi e giovani in generale, con un obiettivo di non consumo) ed una prevenzione «mirata» o «specifica» (rivolta a particolari gruppi ad alto rischio). Quest’ultima è affrontata nel capitolo 3. La scuola è l’ambiente privilegiato per gli interventi di prevenzione universale in quanto questo ambiente garantisce un accesso continuativo ed a lungo termine a larghi gruppi di popolazione formati da giovani. Un recente progetto di ricerca sulle buone prassi nella prevenzione a scuola, finanziato dalla Commissione europea, ha stilato raccomandazioni per i programmi di prevenzione nelle scuole, nonché per il necessario quadro in cui essi si devono inserire: politica scolastica ed ambiente scolastico. La letteratura internazionale fornisce ampie dimostrazioni degli approcci che sono potenzialmente promettenti o che hanno confermato la loro efficacia (69).

In tutti gli Stati membri, la prevenzione figura nei programmi scolastici, nel senso che l’argomento «droghe» deve essere affrontato in un modo o in un altro; può voler dire però, molto semplicemente, che gli insegnanti o i funzionari di polizia forniscono delle informazioni sulle droghe e sui relativi rischi. Si è riscontrato che approcci puramente informativi e non strutturati sono privi di efficacia (Hansen, 1992; Tobler, 2001). Soltanto pochi Stati membri hanno formulato piani nazionali per la prevenzione nelle scuole che affrontano in dettaglio il campo di applicazione delle azioni da realizzare (o da evitare) e da parte di chi (cfr. grafico 38 OL). Altri paesi invece preferiscono elaborare piani a livello comunale o dipartimentale, in cui viene inserita la prevenzione nelle scuole (cfr. grafico 39 OL). Un numero ancora minore di Stati membri ha definito criteri chiari per i contenuti della prevenzione nelle scuole (sono obbligatori soltanto in Irlanda e Regno Unito) (cfr. tabella 3 OL). Tuttavia, i paesi dell’UE stanno cominciando a riconoscere l’esigenza di fornire misure di prevenzione di alta qualità, anziché limitarsi a ribadire l’importanza della prevenzione nelle loro strategie nazionali. La Svezia è uno dei pochi paesi ad ammettere che la prevenzione nelle scuole «è stata spesso realizzata con metodi che, da ricerche condotte, si sono rivelati produrre risultati scarsi o nulli, mentre i metodi veramente efficaci sono stati seguiti raramente» (Skolverket, 2000) e che la mancanza di controllo della qualità ha portato ad una situazione «in cui qualsiasi preside poteva decidere come l’educazione in materia di droga dovesse essere impartita». Adesso l’intera strategia viene ritarata in direzione di «programmi regolari basati su metodi valutati ed efficaci». Analogamente, in Francia «il relativo silenzio … dei testi legislativi e regolamentari ed il precoce coinvolgimento delle associazioni … ha prodotto una molteplicità di soggetti attivi nella prevenzione, … senza elementi teorici, di modello o d’azione, che siano stati imposti o particolarmente incoraggiati» (Relazione nazionale francese). In realtà questa descrizione potrebbe attagliarsi a molti altri Stati membri. Per contro, la Spagna, l’Irlanda ed il Regno Unito hanno sviluppato politiche di prevenzione improntate ad un chiaro controllo della qualità ed orientate alla dimostrazione dell’efficacia, una linea che intendono rafforzare ulteriormente (70). Inoltre, in Portogallo, vengono ora introdotti requisiti più rigidi di qualità.



Sta aumentando l’importanza della mappatura sistematica e della documentazione dei programmi quale pietra miliare per il miglioramento della qualità (71): di recente, la Danimarca, la Germania ed il Portogallo hanno adottato dei progetti pilota volti a sviluppare sistemi di monitoraggio simili a quelli già esistenti in Belgio, Grecia, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

Gli interventi sui programmi di studio (vale a dire, programmi formali di prevenzione con contenuti dettagliati ed indicazione delle sessioni) sono, secondo quanto se ne sa per il momento, (Tobler, 2001), il modo più utile per erogare programmi efficaci di prevenzione in maniera controllata, tanto da consentire anche la valutazione sia del processo (buona erogazione), sia dei risultati (risultati positivi). La percentuale delle scuole coperte da questi interventi, inseriti nei programmi di studio, è relativamente modesta in alcuni Stati membri, o perché mancano i necessari sistemi informativi (Germania, Italia) o perché si preferisce trattare la prevenzione nel quadro della vita scolastica quotidiana e non all’interno dei programmi di studio (Austria e Finlandia) (72) (cfr. tabella 4 OL).



Poiché si tratta di un concetto relativamente ben definito, la prevenzione nelle scuole è l’area in cui si riesce meglio a mappare e quantificare l’attività di prevenzione; a questo riguardo, i sistemi informativi all’interno dell’UE cominciano a dare dei risultati, mentre le informazioni su altri importanti campi devono essere ancora strutturate e migliorate (cfr. tabella 5 OL).



Per contro, la prevenzione nella comunità locale è un concetto molto eterogeneo, in parte perché essa avviene, per definizione, in maniera decentrata. L’unico elemento comune a livello europeo è l’ambiente stesso: la «comunità locale». Gli interventi comprendono attività di carattere generale (ad es. formazione del personale e formazione dei formatori), misure strutturali (sviluppo della polizia locale e di reti specifiche, nonché coinvolgimento dei responsabili decisionali) ed azioni specifiche, come l’apertura di centri locali per la prevenzione delle tossicodipendenze e dell’emarginazione (Francia) o «ronde» di genitori/«night raven» (Danimarca, Svezia e Norvegia) (73). Non necessariamente gli interventi sono organizzati da gruppi della comunità locale stessa, ma – è il caso, per esempio, del Lussemburgo – possono essere gestiti dall’alto in basso da un’agenzia nazionale responsabile dell’avvio dei progetti, fra cui i programmi di sensibilizzazione alla tematica delle droghe. Spesso mancano basi solide ed obiettivi chiari; soltanto in Grecia i progetti realizzati nell’ambito delle comunità locali sono oggetto di una qualche forma di monitoraggio in termini di obiettivi e struttura. Fatta eccezione per il Lussemburgo e l’Irlanda, non sono segnalati cicli significativi di valutazione.

La prevenzione nelle famiglie, nonostante venga spesso citata come elemento chiave delle strategie nazionali, sembra svilupparsi in maniera disparata, intuitiva ed improvvisata, senza nessuna particolare base di esperienze comprovate. Una caratteristica frequente è la formazione dei genitori all’esplicazione del proprio ruolo e/o alla divulgazione delle informazioni (Belgio, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Portogallo e Norvegia). Soltanto l’Irlanda, i Paesi Bassi ed il Regno Unito hanno tarato i progetti, i quali si rivolgono a famiglie a rischio e si concentrano sugli ambienti a forte disagio sociale. La Spagna ha invece pubblicato una rassegna sistematica ed esauriente sulle pratiche di prevenzione basate sulla famiglia, mentre la Grecia ha sviluppato progetti di famiglie a livello nazionale bene organizzati e documentati.

Finora è stato impossibile confrontare la spesa per la prevenzione nei vari Stati membri, neppure limitandosi alle risorse destinate ai piani di prevenzione nelle scuole.

Le campagne sui mass-media, nonostante la prova della debolezza del loro impatto sui comportamenti di consumo, quando le campagne sono fini a se stesse (Paglia e Room, 1999), nonostante il loro considerevole costo, restano spesso importanti pilastri delle strategie di prevenzione.


(69) Cfr. Focus sulle droghe n. 5.

(70) Cfr. Focus sulle droghe n. 5.

(71) Cfr. Focus sulle droghe n. 5.

(72) Cfr. Focus sulle droghe n. 5.

(73) Maggiori informazioni sui «night raven» si possono trovare a pag. 72.