La prevenzione delle malattie infettive

I programmi di scambio di siringhe sono disponibili in tutti i paesi, ma la copertura è molto limitata in Svezia e Grecia. Una proposta volta a proseguire i due programmi esistenti e ad estenderne la dimensione a livello nazionale è stata recentemente avanzata in Svezia. In molti altri paesi, l’accessibilità di attrezzature sterili per le iniezioni è stata ulteriormente migliorata, ed una migliore copertura delle aree rurali è stata inoltre realizzata mediante l’installazione di distributori automatici ed il coinvolgimento dei farmacisti (cfr. tabella 7 OL).



HIV

La consulenza ed i test di carattere volontario per il virus dell’HIV sono comunemente disponibili in tutti i paesi dell’UE, ed in gran parte sono gratuiti (cfr. tabella 8 OL). Sono aumentati gli sforzi per avvicinarsi ai tossicodipendenti «difficili da raggiungere» e per incoraggiarli a ricorrere a consulenza e test mediante nuovi servizi a bassa soglia ed attività di prima assistenza, anche se in parecchi paesi la disponibilità di test gratuiti totalmente anonimi è limitata.



Il trattamento antiretrovirale ad alta attività (HAART (75)) è erogato dai sistemi sanitari di tutti i paesi dell’UE, ma si osservano seri problemi, sia di accesso, sia di costanza, dei tossicodipendenti che hanno contratto il virus dell’HIV. I tossicodipendenti attivi non sono ben coperti dal trattamento terapeutico previsto per l’HIV, specialmente quelli che sono senza fissa dimora o conducono esistenze instabili. Ulteriori ostacoli sono dati dall'atteggiamento dei fornitori terapeutici e dalla mancanza di informazione tra i tossicodipendenti circa la netta riduzione di morbilità e mortalità che si può conseguire con il trattamento terapeutico. Alcuni paesi (come Belgio, Germania, Austria, Portogallo e Finlandia) hanno adottato approcci innovativi, fornendo per esempio il trattamento per l’HIV nell'ambito dei servizi per tossicodipendenti e nei centri a bassa soglia, oppure modificando le modalità con cui vengono dispensate le medicine per venire incontro agli stili di vita dei pazienti: ciò non toglie che il ricorso al trattamento terapeutico ed il relativo successo restano un elemento di sfida.

Epatite B

In alcuni paesi si stanno attualmente conducendo campagne di vaccinazione gratuita contro il virus dell’epatite B (cfr. tabella 9 OL). Si può rilevare un’offerta più dinamica di vaccinazioni da parte dei servizi per tossicodipendenti e sforzi, da parte di questi ultimi, per mettere le vaccinazioni a disposizione dei tossicodipendenti mediante punti di contatto per la popolazione ad alto rischio. Alcuni programmi pilota, in Germania, Paesi Bassi ed Austria, stanno dando risultati positivi in termini di aumento degli indici di immunizzazione. Per i tossicodipendenti si raccomanda la vaccinazione contro i virus dell’epatite A e B (BAG, 1997).



Per quanto, nella maggior parte dei paesi, le vaccinazioni siano disponibili e coperte dai sistemi sanitari, gli indici di immunizzazione segnalati sono bassi.

Può darsi che i tossicodipendenti non rimangano sufficientemente a lungo in contatto con un unico servizio terapeutico per completare il ciclo delle vaccinazioni ed arrivare alla piena immunizzazione. Sono state tentate altre soluzioni, che prevedono la somministrazione del vaccino presso servizi diversi, cicli ravvicinati e programmi specializzati di facile accesso.

Epatite C

Il trattamento dell’epatite C è possibile in tutti i paesi, ma in pratica per i tossicodipendenti l’accesso è difficile (Wiessing, 2001). Le linee guida correnti suggeriscono che il trattamento dei tossicodipendenti non inizi fintanto che non abbiano abbandonato la droga oppure si siano stabilizzati o siano in terapia sostitutiva orale da almeno un anno, a causa del rischio, per i consumatori attivi di stupefacenti, di contrarre nuovamente l’infezione. Molti paesi segnalano un accesso limitato al trattamento terapeutico, oppure una bassa costanza nel seguire il trattamento stesso (cfr. tabella 10 OL). Tra le nuove possibilità volte a migliorare il ricorso al trattamento terapeutico e la costanza dei tossicodipendenti figura l’interferone peghilato (interferone coniugato con polietilene glicolico), che prevede un regime meno impegnativo, oltre allo sviluppo di linee guida per il trattamento evidence-based (suffragate dall'esperienza).



Non sono molti i piani nazionali d’azione volti a ridurre le infezioni da virus dell’epatite C. In parecchi paesi sono stati realizzati corsi di formazione per un «consumo sicuro» e campagne di informazione e sensibilizzazione per i tossicodipendenti. In alcuni paesi sono segnalati programmi in ambito carcerario, per sensibilizzare alle malattie infettive; sono segnalati anche sforzi per migliorare la conoscenza della prevenzione dell’epatite C tra i professionisti che operano a contatto con i tossicodipendenti.


(75) Trattamento antiretrovirale ad alta attività