Iniziazione, modelli e fattori di rischio

Grafico 21a

Età di iniziazione al consumo all’ubriachezza ed al consumo di cannabis tra i giovani di 17-18 anni in Francia nel 2001

item Cannabis | item Ubriachezza

Fonti: ESCAPAD (2001), OFDT. Campioni rappresentativi nazionali.

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In generale, la probabilità che i giovani di 12–18 anni si ubriachino o si vedano offrire cannabis, oppure una qualsiasi altra droga illecita, nonché la loro disponibilità a provarle, aumenta rapidamente con l’età. Questo fenomeno è qui illustrato dai dati dell’indagine francese ESCAPAD (Beck, 2001). Il grafico 21a mostra che, fra i ragazzi di 13–14 anni, la percentuale di chi ha avuto un’esperienza una tantum di ubriachezza è del 15,9 %, mentre la percentuale di chi ha sperimentato la cannabis è del 13,8 %. Fra i giovani di 17–18 anni queste percentuali salgono rispettivamente al 64,5 % ed al 55,7 %.

Da una recente indagine sulla popolazione giovanile dell’UE, emerge che la principale motivazione per cominciare a provare la droga è la «curiosità» (EORG, 2002). Fra coloro che sperimentano droghe, la maggioranza non ne continua il consumo su base regolare. In una minoranza, piccola ma significativa, il consumo registra un’escalation a livelli intensivi. Questo fenomeno è illustrato nel grafico 21b, il quale mostra la distribuzione del consumo di cannabis tra la popolazione generale dei diciottenni in Francia. Le indagini fra la popolazione generale mostrano che l’esperienza una tantum del consumo di droghe illecite è sensibilmente superiore all’uso recente o corrente (94). Informazioni comparabili sui modelli d’uso tra i consumatori regolari di stupefacenti sono meno sviluppate che nel campo della ricerca sull’alcool. Questo fattore limita la comprensione dei modelli di consumo degli stupefacenti e, conseguentemente, l’elaborazione di risposte efficaci. In alcuni Stati membri si stanno esaminando le definizioni di «consumo problematico di cannabis»; è stata avanzata l'ipotesi che le persone che abbiano fatto uso di cannabis 20 volte o più nel corso del mese precedente, siano maggiormente a rischio di evolvere in un modello di consumo problematico (Beck, 2001; Relazione nazionale olandese). Con questa definizione, nei Paesi Bassi una persona su cinque che abbia fatto uso di cannabis nel corso del mese precedente può essere classificata «a rischio». Secondo il grafico 21b, in Francia il 13,3% dei diciottenni, rispetto al 3,6% soltanto delle diciottenni, rientra nella categoria «a rischio».

Grafico 21b

Livello del consumo di cannabis tra i giovani di 18 anni in Francia nel 2001

item Mai fatto uso | item Iniziale | item Occasionale | item Ripetuto | item Regolare | item Intensivo

NB:

Intensivo = almeno 20 volte negli ultimi 30 giorni

Fonti: ESCAPAD (2001), OFDT. Campioni rappresentativi nazionali.

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Una delle principali preoccupazioni in merito alla sperimentazione della cannabis riguarda il cosiddetto «effetto gateway» (95). Tuttavia, l’associazione tra consumo di cannabis e consumo di altre sostanze illecite è complessa e non riconducibile ad un semplice modello deterministico. Un modello alternativo, il modello del «fattore comune» dimostra come le correlazioni tra il consumo di cannabis e quello di altre droghe pesanti siano dovute ad una gamma di fattori comuni di rischio, fra cui la vulnerabilità, l’accesso alle sostanze stupefacenti e la propensione a farne uso. I risultati derivanti da studi su gruppi definiti (coorti) mostrano che il consumo di droghe illecite è raramente il primo segnale di disagio tra gli adolescenti. Il consumo di alcool, il comportamento antisociale, le assenze ingiustificate da scuola ed il coinvolgimento in reati spesso si manifestano prima del consumo di cannabis (cfr. grafico 50 OL). È raro che gli adolescenti facciano uso di sostanze illecite senza l’esposizione concomitante ad altri consumatori illeciti; credono che i vantaggi potenziali del consumo superino i costi potenziali (Engineer et al., 2003). L’effetto «gateway» può essere dimostrato dal fatto che la cannabis porta i consumatori al contatto con il mercato illecito, aumentando l’accesso ad altre droghe illecite e costituendo una piattaforma di accettabilità per il ricorso ad altre droghe illecite (Grant e Dawson, 1997; Petraitis et al., 1998; Adalbjarnardottir e Rafnsson, 2002; Brook et al., 2002; Morral et al., 2002; Parker e Eggington, 2002; Pudney, 2002; Shillington e Clapp, 2002).



Nei Paesi Bassi, un’indagine fra i giovani realizzata nel 1999 ha riscontrato che la maggioranza dei giovani consumatori di cannabis aveva acquistato la cannabis da amici (46%) e in coffee shop (37%) (De Zwart et al., 2000).

L’identificazione di una serie di fattori di rischio che possono influenzare sia l’iniziazione al consumo di stupefacenti, sia una sua escalation, nell’ambito di una popolazione di adolescenti caratterizzata da estrema eterogeneità, è un approccio che ha cominciato a prendere piede. Questi fattori vanno, senza soluzione di continuità, dall’individuo alla comunità locale, dalla comunità locale ai fattori macro-ambientali; inoltre è probabile che essi siano diversi per il consumo problematico di stupefacenti, piuttosto che per il consumo di stupefacenti ad uso ricreativo.

Fattori di rischio

Indagini mirate hanno mostrato che alcuni gruppi particolari di giovani presentano livelli molto più elevati di consumo di stupefacenti rispetto alla popolazione nazionale generale. Si tratta spesso di giovani che sono stati espulsi oppure sono soliti fare assenze ingiustificate dalla scuola, sono stati coinvolti in reati, sono senza fissa dimora oppure sono scappati da casa, i loro fratelli maggiori sono consumatori di stupefacenti (Lloyd, 1998; Swadi, 1999; Goulden e Sondhi, 2001; Hammersley et al., 2003). L’indagine condotta nel Regno Unito nel 1998/1999 sugli stili di vita dei giovani ha rivelato che la prevalenza del consumo di stupefacenti, nel Regno Unito, è significativamente superiore tra questi gruppi più vulnerabili (cfr. grafico 51 OL). La dimensione a livello nazionale di questi gruppi vulnerabili suggerisce che le indagini attualmente condotte nelle scuole tendono a sottostimare la prevalenza, in quanto non riescono ad identificare le popolazioni di adolescenti ad alto rischio che non frequentano l’ambiente scolastico. Attualmente dati comparabili a livello UE sui «gruppi vulnerabili» sono scarsi. I giovani che di notte frequentano particolari ambienti musicali rappresentano un altro gruppo vulnerabile. I collegamenti tra specifiche culture giovanili e droghe sono ben documentati, anche recentemente, rispetto alla diffusione del consumo di ecstasy (MDMA) (Griffiths et al., 1997; Springer et al., 1999). Negli ambienti tecno, la prevalenza una tantum del consumo di ecstasy va dal 12,5 % (Atene) all’85 % (Londra), rispetto ad una prevalenza una tantum dell’1 % (Grecia) e dell’8 % (Regno Unito) tra la popolazione giovane adulta generale (OEDT, 2002a).



La comunità locale

In questi ultimi anni è stata dedicata maggior attenzione alle componenti sociali, economiche e culturali, fra cui l’ambiente fisico (Spooner et al. 2001; Lupton et al., 2002). Spesso i problemi legati alla droga si concentrano in determinate aree geografiche e situazioni abitative. Per esempio, la relazione nazionale irlandese cita il fatto che i bambini partecipanti ai focus group raccontavano di incontrare regolarmente dei tossicodipendenti; occasionalmente, riferivano inoltre di aver visto attrezzature varie per la droga sulle scale o nelle parti condominiali comuni (balconate). I genitori che vivono in queste aree hanno espresso estrema ansia circa l’elevato livello di esposizione dei figli alle droghe (O’Higgins, 1999).


(94) Cfr. grafico 1 OL: Modelli di consumo della cannabis tra la popolazione generale – esperienza una tantum rispetto all'uso corrente (ultimi 30 giorni), indagine nazionale sulla prevalenza (del consumo di stupefacenti) 2001 (Paesi Bassi).

(95)  Si basa sull’ipotesi che di per sé il consumo di cannabis aumenti il rischio di iniziazione alle droghe pesanti.