Modelli di consumo degli stupefacenti e conseguenze osservate tra la popolazione socialmente emarginata

In letteratura e nelle ricerche le seguenti popolazioni sono di solito considerate a rischio di emarginazione sociale: detenuti, immigrati (100), senza fissa dimora, lavoratori del sesso e giovani vulnerabili. Occorre ricordare i pregiudizi ed i limiti metodologici delle informazioni riguardanti il consumo di sostanze stupefacenti ed i modelli di consumo tra i gruppi socialmente emarginati, a causa della mancanza di fonti informative e di dati comparabili in Europa.

Si è visto che la relazione tra l’essere detenuto ed il far uso di sostanze stupefacenti è abbastanza stretta (cfr. anche «Consumo di stupefacenti in carcere»). In buona parte i detenuti sono già consumatori di stupefacenti prima di entrare in carcere, ed il motivo della detenzione è spesso associato al consumo di sostanze stupefacenti. Tuttavia, alcune persone seguono il percorso inverso, nel senso che cominciano a far uso di droga dopo essere entrati in carcere per aver commesso un qualche reato. Gli studi suggeriscono che in Europa tra il 3% ed il 26% dei consumatori di stupefacenti detenuti in carcere comincia a farne uso proprio in carcere, mentre tra lo 0,4% ed il 21% dei detenuti che consumano stupefacenti per via parenterale si è iniettato droga per la prima volta in carcere. Il consumo di sostanze stupefacenti in carcere è molto frequente: fino al 54% dei detenuti segnala il consumo di stupefacenti in carcere, mentre fino al 34% segnala di averne fatto uso per via parenterale in carcere (Stoever, 2001; OEDT, 2002a).

La correlazione tra «persone di colore e gruppi etnici minoritari», da un lato, e consumo di sostanze stupefacenti, dall'altro, è meno chiara, in quanto sono disponibili scarse informazioni. Non ci sono prove scientifiche che il consumo di stupefacenti sia più elevato tra gli immigrati che non tra la popolazione generale. Tuttavia, alcuni studi effettuati all’interno di determinati gruppi etnici minoritari hanno rilevato che la percentuale dei consumatori problematici di stupefacenti è superiore tra quei gruppi piuttosto che tra la popolazione generale, come accade per gli ingri in Finlandia (dei quali si stima che l’1–2 % siano tossicodipendenti ed in particolare eroinomani), i curdi in Germania, i gitani in Spagna e svariati gruppi etnici nei Paesi Bassi (Vrieling et al., 2000) (cfr. tabella 19 OL). Le motivazioni possono risiedere in una combinazione di fattori socialmente svantaggiati, come la scarsa padronanza della lingua locale, la disoccupazione ed i problemi abitativi, il modesto tenore di vita e la mancanza di risorse economiche (Relazioni nazionali, 2002).



Per quanto riguarda i modelli di consumo degli stupefacenti, tra i vari gruppi etnici si riscontrano delle divergenze. L’uso del qat è segnalato soltanto tra le popolazioni somale e dell’Africa nera, mentre l’eroina è fumata dagli immigrati del Suriname e del Bangladesh. Inoltre il consumo di stupefacenti tra i gitani spagnoli sembra cominciare circa 2–3 anni prima rispetto alla popolazione nativa (Eland e Rigter, 2001; Reinking et al., 2001; Fundación Secretariado General Gitano, 2002).

Anche le persone senza fissa dimora sono segnalate a rischio per il consumo di stupefacenti. Pur non esistendo dati comparabili a livello europeo sulla correlazione tra mancanza di casa e consumo di stupefacenti, in molti paesi sono stati condotti studi specifici ed il consumo di stupefacenti è segnalato essere un problema frequente tra i senza casa (Relazioni nazionali, 2002). La Danimarca, la Francia, i Paesi Bassi ed il Regno Unito segnalano che fino all’80 % delle persone senza fissa dimora che vivono in alloggi di fortuna sono tossicodipendenti; gli indici di prevalenza sono ancora superiori tra le persone che vivono in strada oppure sono senza casa con altri problemi sociali. Per esempio, secondo una piccola analisi svolta in Irlanda, il 67 % degli ex detenuti senza fissa dimora è tossicodipendente (Hickey, 2002). Tra i senza fissa dimora, l’eroina è la droga più comune, seguita dalla cocaina e dalla poliassunzione. Anche altri comportamenti ad alto rischio, come l’assunzione per via parenterale e la condivisione degli aghi, sono segnalati essere molto frequenti tra i senza fissa dimora (101).

Tra i giovani vulnerabili, il consumo di stupefacenti risulta essere frequente; si riscontra una prevalenza elevata tra i giovani che hanno vissuto problemi familiari e sociali o problemi a livello scolastico. Tra i figli dei tossicodipendenti è stata riscontrata un’elevata prevalenza del consumo di stupefacenti: gli indici del consumo una tantum di stupefacenti tra i figli di genitori che hanno fatto uso di stupefacenti nell’anno precedente sono significativamente superiori a quelli che si riscontrano nel gruppo «non vulnerabile» (una prevalenza una tantum del 37–49% rispetto al 29–39% dei figli di genitori che non fanno uso di stupefacenti) (102). Svariati studi segnalano che i giovani che hanno patito abusi sessuali o fisici all’interno della famiglia sono maggiormente a rischio di far uso di stupefacenti quando saranno adulti (Liebschutz et al., 2002). In Portogallo, il rischio che i giovani vittime di abusi e violenze in famiglia facciano poi uso di eroina risulta essere sette volte superiore rispetto a quello dei giovani della popolazione generale (Lourenço e Carvalho, 2002). Nel Regno Unito, sembra più probabile che «i giovani che sono fuggiti di casa» (103) facciano abuso di sostanze stupefacenti. Gli indici del consumo una tantum di stupefacenti sono da 2 ad 8 volte superiori rispetto ai giovani che non sono mai fuggiti di casa. Le sostanze di cui si fa maggior uso sono crack, eroina e solventi. I problemi scolastici sono un altro fattore di rischio, che spinge ad assumere sostanze stupefacenti: viene segnalata un’elevata prevalenza del consumo di stupefacenti tra i ragazzi che non frequentano la scuola (Amossé et al., 2001), tra quelli che sono in riformatorio (il 40 % degli studenti di riformatori in Finlandia hanno avuto in passato un problema di tossicodipendenza e di questi il 16 % ha avuto un problema connesso con la droga) (Lehto-Salo et al., 2002) e tra chi ha un livello scolastico piuttosto basso (13,5 % in Norvegia) (Vestel et al., 1997).

Nell’ambito della prostituzione, il consumo di stupefacenti è spesso uno dei motivi della prostituzione stessa, ma potrebbe essere anche una conseguenza (come avviene per altri fattori associati con il consumo di stupefacenti). I modelli di consumo degli stupefacenti variano a seconda che la prostituzione avvenga prima o dopo la tossicodipendenza. Uno studio qualitativo italiano condotto tra le prostitute da marciapiede, ha riscontrato che quando queste ultime cominciano ad assumere sostanze stupefacenti per affrontare i problemi legati alla prostituzione, esse fanno uso prevalentemente di alcolici, tranquillanti o altre medicine psicoattive; viceversa, se la tossicodipendenza è la ragione principale della prostituzione, l’eroina è la droga primaria (Calderone et al., 2001).

I risultati o i dati derivanti da ricerche su altri gruppi socialmente emarginati sono scarsamente disponibili; la Danimarca segnala che tra i pazienti dei servizi psichiatrici il 50–60 % è rappresentato da tossicodipendenti, probabilmente a causa dell’ampia disponibilità di sostanze stupefacenti e del fatto che questi pazienti hanno familiarità con l’assunzione di farmaci psicoattivi (Relazione nazionale, 2002).


(100) Secondo l’OEDT, (2002b) gli immigrati sono definiti come «neri e gruppi etnici minoritari» e comprendono popolazioni immigrate provenienti da diverse comunità che vivono in paesi dell’UE.

(101) Il ministero degli Interni britannico segnala che nel Regno Unito circa un terzo delle persone senza fissa dimora ha fatto uso di eroina per via parenterale, mentre un quinto si è iniettato crack. Nell’ultimo mese è probabile che oltre il 10% abbia usato la siringa di qualcun altro oppure abbia passato ad altri la propria (Carlen, 1996; Goulden e Sondhi, 2001).

(102) Secondo un’indagine realizzata in Inghilterra e Galles nel 1998–99 tra 4 848 giovani (Goulden e Sondhi, 2001).

(103) La Social Exclusion Unit (Ufficio per l’emarginazione sociale) presso l’ufficio del viceprimoministro britannico dà la seguente definizione di «giovane fuggito di casa»: «un bambino o un giovane con meno di 18 anni che trascorre una o più notti lontano dalla famiglia o dalla casa di chi ne fa le veci, senza permesso, oppure è stato costretto ad andarsene dai genitori o da chi ne fa le veci» (Social Exclusion Unit, 2002).